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ISRAELE - PALESTINA : storia della guerra "infinita" e le sue vere origini.
Palestina - Israele .. un conflitto che fa migliaia e migliaia di morti ormai da decenni ... spesso ho trattato l'argomento e molto spesso ho notato una grande confuzione da parte di chi commenta la questione ... per questo ho cercato di fare un "piccolo" riassunto per quanto sia stato possibile (gi avevo postato l'articolo su Facebook tempo fa), del conflitto che da pi di sessat'anni si combatte in medio oriente ... per chi ne ha voglia , il tempo e per chi non ne conosce bene la storia , l'occasione per saperne un po' di pi sulle origini di Palestina e Israele . (alcune parti del post sono state prese da Wikipedia): LE ORIGINI Il conflitto arabo-israeliano abbraccia circa un secolo di tensioni politiche e di ostilit, sebbene lo stato di Israele sia stato istituito solo 60 anni fa. Esso riguarda la creazione del movimento sionista e la successiva creazione del moderno Stato di Israele nel territorio considerato dal movimento panarabo come appartenente ai palestinesi, siano essi musulmani, cristiani, drusi o altri, e che il popolo ebraico considera la sua patria storica. OCCUPAZIONE BRITANNICA E LA FINE DELL'IMPERO OTTOMANO Come buona parte del Vicino Oriente, anche la Palestina ha dovuto subire l'occupazione britannica - formalmente un Mandato della Societ delle Nazioni ma, in realt, frutto degli accordi franco-britannici Sykes-Picot rivelati dal nuovo governo sovietico l'indomani della Rivoluzione - a causa della sua rilevanza economica e strategica derivante dalla vicinanza con l'Egitto e il canale di Suez nonch con l'area siro-libanese assegnata invece in Mandato alla Francia. I BRITANNICI APPOGGIANO L'INSEDIAMENTO DI EBREI IN TERRA PALESTINESE Grazie all'appoggio della Gran Bretagna (che vedeva di buon occhio la possibilit di insediamenti nella zona di popolazioni provenienti dall'Europa) e alla grande disponibilit economica di cui godevano alcuni settori delle comunit ebraiche della diaspora (il popolo ebraico era stato costretto per secoli a specializzarsi nelle cosiddette professioni "liberali" e, quindi, a dedicarsi anche al commercio e alle attivit economico-finanziarie, con l'occupazione non di rado di importanti cariche in istituti bancari e societ d'intermediazione finanziaria), Herzl organizz il primo convegno sionista mondiale a Basilea nel 1897 e in esso furono poste le basi per la graduale penetrazione ebraica in Palestina, grazie all'acquisto da parte dell'Agenzia Ebraica di terreni da assegnare a coloni ebrei originari dell'Europa e della Russia, per poter poi conseguire la necessaria maggioranza demografica e il sostanziale controllo dell'economia che potessero giustificare la rivendicazione del diritto a dar vita a un'entit statale ebraica. Le popolazioni che vivono in tale zona sono da secoli a forte maggioranza araba ma al termine del XIX secolo e, sempre pi consistentemente nei primi anni del XX secolo, fu consentito (dapprima dall'Impero Ottomano e poi dalla Gran Bretagna) l'insediamento di colonie ebraiche, molte delle quali guadagnate alla causa sionista. A partire dagli anni trenta del XX secolo, e ancor pi dopo il termine del II conflitto mondiale e la tragedia dell'Olocausto, la Palestina vide fortemente alterata la sua composizione demografica, con la minoranza ebraica avviata a diventare maggioranza grazie all'acquisto di terreni reso possibile dai fondi concessi ai profughi ebrei sfuggiti alla persecuzione nazista. LE PRIME "INVASIONI" DA PARTE DEGLI EBREI A partire dall'inizio del '900 la popolazione arabo-palestinese, sentendosi minacciata dalla crescente immigrazione ebraica, dette vita intanto a movimenti nazionalistici che miravano a stroncare sul nascere quella che era considerata una vera e propria minaccia d'origine straniera. La situazione si protrasse cos, tra momenti di tensione e di distensione tra le due fazioni, fino al primo conflitto mondiale e alla conseguente caduta dell'Impero Ottomano. Il riconoscimento agli ebrei immigranti dall'Europa del diritto di godere di un focolare nazionale in Palestina fu dato dall'allora Ministro degli esteri della Gran Bretagna Arthur Balfour. Nel 1917 egli pubblic la Dichiarazione Balfour, con cui la Gran Bretagna riconosceva ai sionisti il diritto di formazione di "'un focolare nazionale" in territorio palestinese, che venne interpretato dagli stessi come la promessa relativa al permesso di costituire uno stato autonomo ed indipendente. L'interpretazione della Dichiarazione Balfour sar subito causa di attriti tra la popolazione araba preesistente (che temeva la costituzione di uno stato ebraico) e i sionisti, che la interpretavano come l'appoggio da parte del governo britannico al loro progetto. NASCE LO STATO D'ISRAELE Nel 1948, a seguito di un'apposita risoluzione delle Nazioni Unite, su tali terre fu dichiarato lo Stato di Israele, con una prima emigrazione araba palestinese verso le nazioni limitrofe, fortemente incrementata in seguito alla sconfitta patita nel primo conflitto arabo-israeliano, scatenato l'indomani della dichiarazione d'indipendenza israeliana dagli Stati arabi dell'Egitto, della Siria, del Libano, della Transgiordania e dell'Iraq. La Societ delle Nazioni affid dunque alla Gran Bretagna un mandato per la Palestina, che fino a quel momento e per tutti i secoli precedenti aveva coinciso con il territorio degli odierni Stati di Israele e Giordania. La Societ delle Nazioni riconosceva gli impegni presi da Balfour nel 1917, pur rimarcando nuovamente che questi non dovevano essere realizzati a discapito dei diritti civili e religiosi della popolazione non ebraica preesistente. Cos, nel 1922 l'Inghilterra, seguendo quanto gi deciso negli accordi di Sykes-Picot, concesse tutti i territori ad est del fiume Giordano (quasi il 73% dell'intera area del Mandato) all'emiro Abdullah. Questo divenne la Transgiordania, con una maggioranza di popolazione araba (nel 1920 circa il 90% della popolazione, stimata in un totale di circa 4.000.000 di abitanti[8]), mentre l'area ad ovest del Giordano venne gestita direttamente dalla Gran Bretagna. L'ESPANSIONE EBRAICA E L'ACQUISTO DELLE PRIME TERRE PALESTINESI APPOGGIATA DAI BRITANNI Sotto il Mandato britannico l'immigrazione ebraica nella zona sub un'accelerazione mentre l'Agenzia Ebraica - organizzazione sionista che agiva grazie ai finanziamenti provenienti da sostenitori esteri - oper alacremente per l'acquisto di terreni. Il risultato fu quello di portare la popolazione ebraica in Palestina dalle 83.000 unit del 1915, alle 175.138 del 1931 (contro i 761.922 arabi e i quasi 90.000 cristiani), alle 360.000 unit della fine degli anni trenta, Negli anni venti e trenta numerose furono le dimostrazioni di protesta da parte dei movimenti palestinesi, che sovente sfociarono in veri e propri scontri a tre tra l'esercito di Sua Maest britannica, i residenti arabi e i gruppi armati dei coloni ebrei. Spesso gli attriti non erano dovuti all'immigrazione in s, ma ai differenti sistemi di assegnazione del terreno: gran parte della popolazione locale per il diritto inglese non possedeva il terreno, ma per le abitudini locali possedeva le piante che vi venivano coltivate sopra (tra cui gli alberi di ulivo, che erano la coltura prioritaria e che, vivendo anche secoli, divenivano dei "beni" passati di generazione in generazione nelle famiglie), di conseguenza molti terreni usati dai contadini arabi erano ufficialmente (per la legge inglese) senza proprietario e venivano quindi acquistati dai coloni ebrei (o loro affidati) appena immigrati i quali, almeno in un primo tempo, erano ignari di questa situazione. Questo, unito alle regole con cui venivano solitamente gestiti i terreni assegnati ai coloni (la terra doveva essere lavorata solo da lavoratori ebrei e non poteva essere ceduta o subaffittata a non ebrei), di fatto toglieva l'unica fonte di sostentamento e lavoro a moltissimi insediamenti arabi preesistenti. PRIME RIVENDICAZIONI E PRIMI SCONTRI Il 14 agosto del 1929 alcuni gruppi di sionisti (per un totale di diverse centinaia di persone, quasi tutte facente parte del gruppo sionista Betar di Vladimir Jabotinskij) marciarono sul Muro del pianto di Gerusalemme (luogo sacro ad entrambe le religioni e che gi negli anni precedenti era stato motivo di scontro), rivendicando a nome dei coloni ebrei l'esclusiva propriet della Citt Santa e dei suoi luoghi sacri. Il gruppo era scortato dalle forze dell'ordine, avvisate in anticipo, con lo scopo di evitare disordini, nonostante questo iniziarono a circolare voci su scontri in cui i sionisti avrebbero picchiato i residenti arabi della zona e offeso Maometto. Come risposta il Consiglio Supremo Islamico organizz una contro-marcia ed il corteo, una volta arrivato al Muro, bruci le pagine di alcuni libri di preghiere ebraiche. Nella settimana gli scontri continuarono e, infiammati dalla morte di un colono ebreo e dalle voci (poi rivelatesi false) sulla morte di due arabi per mano di alcuni ebrei si ampliarono fino a comprendere tutta la Palestina. Il 24 agosto gli scontri raggiunsero la citt dove furono uccisi quasi 70 ebrei, altri 58 furono feriti, alcune decine fuggirono dalla citt, mentre 435 trovarono rifugio nelle case dei loro vicini arabi per poi fuggire dalla citt nei giorni successivi agli scontri. Alcune famiglie torneranno ad Hebron due anni dopo, per poi lasciarla definitivamente nel 1936, evacuate dalle forze britanniche. Alla fine degli scontri ci furono, sul territorio della Palestina, tra gli ebrei 133 morti e 339 feriti (quasi tutti relativi a scontri con la popolazione araba, quasi 70 solo ad Hebron), mentre tra gli arabi ci furono 116 morti e 232 feriti (per la maggioranza dovuti a scontri con le forze britanniche). IL PENTIMENTIMENTO DEI BRITANNICI E L'APPOGGIO DEGLI ALLEATI AMERICANI Verso la fine degli anni trenta, dopo la Grande Rivolta Araba e i falliti tentativi di divisione della Palestina in due Stati, sollecitata dalla Commissione Peel, la Gran Bretagna si pent di aver sostenuto il movimento sionista, che mostrava aspetti inquietanti e violenti e cominci a negare al sionismo quel discreto appoggio politico che fin l aveva garantito, producendo il "Libro Bianco" nel 1939 . Ci indusse pertanto gli ebrei di Palestina a cercare negli Stati Uniti quello che fino ad allora aveva concesso loro l'Impero britannico. Con la seconda guerra mondiale gli ebrei (con l'esclusione del gruppo della Banda Stern) si schierarono con gli Alleati mentre molti gruppi arabi guardarono con interesse l'Asse, nella speranza che una sua vittoria servisse a liberarli dalla presenza britannica. L'esito del conflitto non valse perci a modificare la situazione di stallo che sfavoriva la popolazione araba, ancora maggioritaria. FINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE E LA DIVISIONE DELLA PALESTINA Con la fine della guerra, grande fu il dibattito tra le maggiori nazioni vincitrici per decidere il futuro di queste zone, anche alla luce delle direttive del presidente statunitense Woodrow Wilson che condannavano la costituzione di nuove colonie. Alla fine, con gli accordi di San Remo del 1920, si opt per l'autorizzazione da parte della Societ delle Nazioni di affidare alla Gran Bretagna e alla Francia Mandati, necessari in teoria per educare alla "democrazia liberale" le popolazioni del disciolto Impero Ottomano. L'ONU dovette quindi affrontare la situazione che dopo trent'anni di controllo britannico era diventata pressoch ingestibile, visto che oramai la popolazione ebraica costituiva un terzo dei residenti in Palestina, anche se possedeva solo una minima parte del territorio (circa il 7% del territorio, contro il 50% della popolazione araba e il restante in mano al governo britannico della Palestina. Il 15 maggio 1947 fu fondato quindi l'UNSCOP (United Nations Special Committee on Palestine), comprendente 11 nazioni (Canada, Cecoslovacchia, Guatemala, Olanda, Peru, Svezia, Uruguay, India, Iran, Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, Australia) da cui erano escluse le nazioni "maggiori", per permettere una maggiore neutralit. Sette di queste nazioni (Canada, Cecoslovacchia, Guatemala, Olanda, Per, Svezia, Uruguay) votarono a favore di una soluzione con due Stati divisi e Gerusalemme sotto controllo internazionale, tre per un unico stato federale (India, Iran, Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia), e una si astenne (Australia). Il problema chiave che l'ONU si pose in quel periodo fu se i rifugiati europei scampati alle persecuzioni naziste dovessero in qualche modo dover essere ricollegati alla situazione in Palestina. L'UNSCOP raccomand anche che la Gran Bretagna cessasse il prima possibile il suo controllo sulla zona, sia per cercare di ridurre gli scontri tra la popolazione di entrambe le etnie e le forze britanniche, sia per cercare di porre fine alle numerose azioni terroristiche portate avanti dai gruppi ebraici. LA DIVISIONE IN DUE STATI La definitiva risposta delle Nazioni Unite alla questione palestinese fu data il 25 novembre 1947 con l'approvazione della risoluzione 181, che raccomandava la spartizione del territorio conteso tra uno Stato palestinese, uno ebraico e una terza zona, che comprendeva Gerusalemme, amministrata direttamente dall'ONU. Nel decidere su come spartire il territorio l'UNSCOP consider, per evitare possibili rappresaglie da parte della popolazione araba, la necessit di radunare tutte le zone dove i coloni ebraici erano presenti in numero significativo (seppur spesso in minoranza) nel futuro territorio ebraico, a cui venivano aggiunte diverse zone disabitate (per la maggior parte desertiche) in previsione di una massiccia immigrazione dall'Europa, una volta abolite le limitazioni imposte dal governo britannico nel 1939, per un totale del 56% del territorio. LA GUERRA DI LIBERAZIONE DEI PALESTINESI La nascita ufficiale dei due Stati in Palestina era stata fissata dall'ONU nel 1948, ma essa non ebbe mai luogo. Infatti, non appena i britannici ebbero lasciato la zona, la Lega Araba, che non aveva accettato la risoluzione dell'ONU, scaten una guerra "di liberazione" contro Israele (1948-1955). LA BREVE TREGUA Vi furono due periodi di tregua gestiti dall'ONU, con la presentazione di nuovi piani per la ripartizione del territorio vennero rifiutati da entrambe le parti in causa. Durante la seconda tregua venne assassinato il mediatore dell'ONU, conte Folke Bernadotte da parte di alcuni uomini del Lehi. In breve, dopo la catastrofe militare degli eserciti invasori, ci si ritrov un unico Stato, quello israeliano, impegnato a difendere quanto gi conseguito sul campo di battaglia e ad ottenere l'intero controllo del territorio palestinese tramite il proprio esercito. L'azione combinata della propaganda araba, basata sullo slogan tornerete nelle terre liberate, della guerra in s, e della pressione psicologica (e in alcuni casi di veri e propri massacri come quello di Deir Yassin) di frange politiche israeliane, misero in fuga buona parte della popolazione araba e la estromisero definitivamente dalle proprie terre, che da allora si sono sempre disinteressati della normalizzazione della vita dei palestinesi l rifugiati,il pi delle volte in grado di sopravvivere solo grazie alle razioni alimentari elargite dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNRRWA). LE SPARTIZIONI DELL'ONU L'11 dicembre 1948 l'ONU emise la risoluzione 194, che rimase per larga parte non attuata e che tra le altre cose prevedeva la demilitarizzazione di Gerusalemme, il cui controllo doveva passare all'ONU, e la restituzione (o il rimborso) dei beni e delle propriet dei rifugiati (arabi in territorio israeliano e i pochi ebrei in territorio arabo) che volessero tornare a casa dopo la guerra Nel 1956 Israele, sfruttando la crisi di Suez, attacca lEgitto ma viene fermato dalla comunit internazionale. Nel 1964 nasce lOrganizzazione per la Liberazione della Palestina che punta a dare una rappresentanza ai palestinesi, slegandoli dalla dipendenza dai paesi arabi. Poco dopo ne diventa capo Yasser Arafat che la guider fino alla morte. LA GUERRA INFINITA Nel 1967 scoppia la guerra dei Sei Giorni con la quale Israele occupa la Striscia di Gaza, la Cisgiordania e Gerusalemme est. Nel 1973 Egitto e Siria attaccano Israele; la guerra dello Yom Kippur. Israele occupa il Sinai in Egitto e le alture del Golan in Siria. Nel 1979 lEgitto firma un accordo di pace con Israele. Finiscono cos le guerre tra Israele e gli stati arabi, da questo momento in poi allo stato ebraico si contrapporr solo lOlp. LA NASCITA DELL' INTIFADA Nel 1982 Israele invade e occupa la parte meridionale del Libano per distruggere le basi palestinesi. Dal 1987 al 1992 i palestinesi cominciano una forma di resistenza popolare, chiamata Intifada, Nel 1993 vengono firmati gli Accordi di Oslo e sembra che il conflitto stia per finire, ma i nodi principali restano irrisolti e rimandati a un secondo turno di negoziati: la nascita di uno stato palestinese indipendente, il ritorno dei profughi palestinesi, il controllo delle scarse risorse idriche e lo status di Gerusalemme. L'ACCORDO MANCATO Nel 1994 la Giordania firma un accordo di pace con Israele. Nelle zone che dovrebbero diventare il futuro stato palestinese comincia una forma di autogoverno guidata dallAutorit Nazionale Palestinese, presidente della quale viene eletto nel 1996 Yasser Arafat. Dopo lentusiasmo degli Accordi, la diplomazia internazionale arresta la sua pressione e israeliani e palestinesi non riescono a trovare un accordo. LA SECONDA INTIFADA Israele si ritirato dal Libano nel 2000. La tensione ricomincia a salire e, nel settembre 2000, comincia la seconda Intifada scatenata da una provocatoria passeggiata dellallora candidato premier israeliano Ariel Sharon sulla Spianata delle Moschee. Le principali formazioni militari che combattono Israele sono: la Brigate Izz ad-Dn al-Qassm (braccio armato di Hamas, vicina ai Fratelli Musulmani), la Jihad Islamica, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, le Brigate dei Martiri di al-Aqsa (braccio armato del partito Fatah). Il conflitto ha cominciato a calare dintensit quando, l11 novembre 2004, muore Arafat. SEGNALI DI PACE? Il governo israeliano, guidato da Ariel Sharon, e le cancellerie delle grandi potenze mondiali, si dichiarano di nuovo pronte al confronto con i palestinesi, dopo che Arafat era stato considerato negli ultimi anni un interlocutore poco credibile. A gennaio 2005 si tengono le elezioni presidenziali in Palestina e successore di Arafat viene nominato Mahmoud Abbas (Abu Mazen). Il dialogo riprende, ma il governo Sharon decide unilateralmente di sgomberare la Striscia di Gaza, occupata nel 1967, ad agosto 2005. Lesercito di Tel Aviv sgombera con la forza i coloni israeliani e lascia lamministrazione del territorio ai palestinesi. HAMAS VINCE LE ELEZIONI Il 25 gennaio 2006, le elezioni politiche in Palestina sanciscono la vittoria del partito armato degli islamisti di Hamas. Il nuovo governo di Hamas ha per vita breve, dato che viene da subito boicottato dalla comunit internazionale e da Israele. Quest'ultimo sostiene Abu Mazen, sia apertamente che sottobanco, fornendo armi alle forze di Fatah e liberandone i prigionieri, mentre all'opposto i deputati eletti di Hamas vengono arrestati. Nel giugno 2006 Hamas cattura, al confine con la Striscia, il caporale israeliano Gilad Shalit, allora diciannovenne. Israele, per, rifiuta di barattarne la liberazione con quella di tutti i bambini e le donne palestinesi detenuti, come proposto da Hamas. Nel febbraio dell'anno successivo (in mezzo c' stata la guerra tra Israele e Libano dell'estate 2006), Hamas e Fatah accettano di formare un governo di unit nazionale, sulla base di un accordo raggiunto alla Mecca. HAMAS CONQUISTA LA STRISCIA La crisi inter-palestinese continua per ad aggravarsi progressivamente, fino a quando, nel giugno del 2007, sfocia in scontri aperti che culminano con la conquista della Striscia di Gaza da parte di Hamas, mentre in Cisgiordania Fatah accusa il partito islamico di aver fatto un colpo di Stato, e fonda un governo di Emergenza. Israele nei mesi successivi dichiara Gaza entit nemica e stringe la Striscia sotto un durissimo embargo, impedendo l'apertura dei confini, incluso quello di Rafah, tra la Striscia e l'Egitto. Un embargo che nel gennaio 2008 spinge Hamas a distruggere tratti della barriera di confine, per consentire alla popolazione di sfondare in Egitto in massa, per procurarsi generi di prima necessit. LE TRATTATIVE DI ISRAELE Sull'altro fronte, nel novembre 2007, Israele e l'Autorit Palestinese di Abu Mazen e del premier Salam Fayyad, iniziano un percorso di colloqui di pace con la supervisione Usa ad Annapolis. Le trattative, per, procedono da subito a rilento per l'indisponibilit da parte di Israele a discutere i temi chiave del conflitto: lo status di Gerusalemme e quello dei profughi palestinesi. Non solo, Israele prosegue anche imperterrito la costruzione e l'ampliamento delle colonie in Cisgiordania, allo scopo di creare dati di fatto sul terreno, che non potranno essere coinvolti nella trattativa. Le proteste in questo senso della Segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, rimangono inascoltate, mentre le concessioni israeliane ad Abu Mazen si limitano alla liberazione di alcuni detenuti con pene in scadenza, e di militanti delle Brigate dei Martiri di Al Aqsa, a condizione che rinuncino alla lotta armata. Il colloqui di Annapolis promettevano di portare alla nascita di uno Stato palestinese entro la fine del 2008. Nell'autunno 2008, per, la carriera del premier israeliano Olmert viene compromessa da guai giudiziari che portano la ministro degli Esteri Tzipi Livni a prendere il controllo del partito Kadima. La scadenza dei colloqui a quel punto diventa impossibile da rispettare, e tutto slitta al 2009, dopo le elezioni in Israele e la fine del mandato di Abu Mazen. La contesa per il futuro governo israeliano soprattutto tra la Livni e Banjamin Netanyahu del Likud, la destra oltranzista. Mentre ancora non affatto certo che le elezioni palestinesi si terranno. CONTINUANO I RAID TRA I VANI TENTAVI DI TREGUA Nel giugno 2008, Hamas aveva dichiarato una tregua con Israele, impegnandosi a cessare il lancio di razzi verso il sud del territorio israeliano in cambio della riapertura dei valichi della Striscia. Una tregua interrotta da diversi raid israeliani attuati per compiere omicidi mirati di miliziani, e da sporadici lanci di razzi da parte delle milizie non direttamente legate con Hamas. Nel frattempo i confini della Striscia vengono aperti solo di rado, e la popolazione di Gaza continua a impoverirsi sfiorando in pi periodi un'autentica crisi umanitaria. Tra novembre e dicembre 2008, corpi speciali israeliani compiono piccoli attacchi dentro la Striscia, provocando la reazione di Hamas che, allo scadere della tregua, il 18 dicembre 2008, riprende massicciamente il lancio di razzi, lasciando intendere l'intenzione di concordare una nuova tregua, che garantisca la reale apertura dei confini. OPERAZIONE PIOMBO FUSO - UNA STRAGE Israele non reagisce per alcui giorni finch, il 27 dicembre, lancia a sorpresa l'offensiva denominata Cast Lead, Piombo Fuso. La Striscia di Gaza viene bombardata per cinque giorni e successivamente viene invasa dall'esercito israeliano. L'operazione scattata il 27 dicembre 2008 (11:30 ora locale, 9:30 UTC) dopo il completamento della raccolta di informazioni di intelligence, proseguita per un periodo di tempo imprecisato. Nel primo giorno di bombardamenti i morti vengono stimati, a seconda delle fonti, tra i 200 e i 300, e questo viene considerato da fonti e dai media palestinesi come il giorno con pi caduti nei 60 anni di conflitto aperto ( stato rinominato da queste il Sabato nero del massacro). I feriti vengono stimati da fonti mediche palestinesi in circa 700.Intanto, dalla Striscia di Gaza continua il lancio di razzi Qassam e Grad sul sud d'Israele, che nel primo giorno causano una vittima e diversi feriti. Successivamente, all'alba della mattina del 3 gennaio 2009, Israele ha cominciato a colpire Hamas con colpi di artiglieria, provenienti da mezzi stanziati a poche centinaia di metri dal confine con Gaza, preannunciando un'azione di terra. Gi il 3 gennaio a Gaza il sistema sanitario era collassato; a 250.000 abitanti mancava l'elettricit mentre l'acqua corrente era disponibile a intermittenza ed essendo stato colpito il principale canale fognario gli scoli hanno invaso le strade. ISRAELE ALL'INTERNO DELLA STRISCIA DI GAZA: UN MASSACRO DI CIVILI Alle 20:00 circa (ora locale) del 3 gennaio, le truppe israeliane sono penetrate con carri e mezzi blindati di vario tipo all'interno della Striscia di Gaza da tre punti, dando inizio ai primi scontri a fuoco, e riuscendo ad assumere il controllo di alcune postazioni di lancio dei razzi Qassam. La citt di Gaza stata totalmente accerchiata dalle forze armate israeliane, mentre violenti scontri si sono sviluppati a Dayr al-Balah e Bureyj, nella zona centrale della Striscia. Altri combattimenti sono scoppiati nel campo profughi di Jabaliya, a Nord della citt di Gaza. Qui stata segnalata l'uccisione di un capo militare di Hamas, Iman Siam. STRAGE IN UNA SCUOLA PALESTINESE Il 6 gennaio 2009, un raid israeliano colpisce una scuola ONU adibita a rifugio per civili, dalla quale si riteneva fossero partiti lanci di razzi . Il numero delle vittime stimato essere circa 40 e i feriti circa 50, e immediata la reazione di Ban Ki Moon, Segretario Generale dell'ONU, che chiede un'indagine sull'avvenimento. L'esercito israeliano dichiara di non essere stato a conoscenza della presenza di civili in quell'edificio, e dispone un'inchiesta: al termine della stessa, il 15 gennaio, afferma di ritenere eccessivo il numero dei deceduti conteggiati dalle fonti internazionali (43), sostenendo che 21 dei caduti sarebbero stati noti, e tra questi vi sarebbero stati diversi militanti di Hamas (due sarebbero stati identificati subito, sempre secondo fonti dell'IDF). Le indagini dell'ONU hanno invece fin dal primo momento sostenuto che non vi sarebbero stati lanci di razzi dall'edificio e che la posizione di questo era nota da tempo ad Israele, mentre sarebbero state raccolte dai media testimonianze non verificate, sia a favore sia contro la loro presenza nell'area dell'edificio della scuola. ARRIVA LA TREGUA Il 18 gennaio 2009 si svolge la Conferenza di Pace di Sharm el Sheikh, fortemente voluta dai governi occidentali e dall'egiziano Mubarak, che porta all'accettazione della tregua da parte d'Israele e del ritiro da Gaza a patto che i confini siano sorvegliati per evitare il contrabbando d'armi, e anche all'apertura di Hamas nei confronti di una tregua di una settimana se, in questo stesso periodo di tempo, Israele completer il ritiro del proprio esercito. PRIMI BILANCI Dopo ventidue giorni il bilancio complessivo del ministero della Sanit di Gaza, gestito da Hamas, ha annunciato che le vittime (palestinesi) sono 1203 di cui 410 bambini, i feriti invece 5300. Da parte israeliana si calcolano invece 13 vittime israeliane, di cui 3 civili e quasi 200 i feriti. L'ONU ACCUSA ISRAELE (IN PARTICOLAR MODO) E PALESTINA DI VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI Nel settembre 2009 stata presentata la relazione della missione dell'ONU che dall'aprile 2009 ha indagato sul conflitto. Secondo quanto riferito dal presidente Richard Goldstone (di origini ebraiche, ex giudice costituzionale del Sud Africa, ex membro del Board of Governors dell'universit ebraica di Gerusalemme) vi sarebbero state violazioni dei diritti umani da entrambe le parti, pur riservando le critiche maggiori all'operato delle forze armate israeliane, ritenute responsabili di aver deliberatamente colpito dei civili in pi occasioni. VITTIME Le guerre tra Israele e i paesi arabi confinanti, del 1948 al 1973, hanno causato la morte di circa 100mila persone. La prima Intifada, dal 1987 al 1992, ha causato la morte di 2 mila persone, in massima parte palestinesi. Dall'inizio della seconda Intifada (settembre 2000) al 20 giugno 2007, hanno perso la vita 4626 palestinesi e 1050 israeliani. Almeno 214 palestinesi sono morti negli scontri tra le milizie di Hamas e Fatah. Il bilancio provvisorio della guerra nella Striscia di Gaza del dicembre2008/gennaio 2009 di quasi 800 palestinesi morti, quasi met dei quali civli, e 11 vittime israeliane. (fonte Amnesty International) RISORSE CONTESE Rispetto al conflitto generale innescato dalla rivendicazione dei Palestinesi per la nascita di un loro stato indipendente, il problema quello sia dello Stato di Israele che dei palestinesi per il controllo dellaccesso ai fiumi e alle riserve idriche, scarse, della zona. FORNITURE ARMAMENTI Israele riceve armi e addestramento soprattutto dagli Stati Uniti, ma anche dalla Francia e dalla Germania, anche se riesce a produrre da solo la massima parte degli armamenti che servono alle sue forze armate. I vari gruppi palestinesi ricevono armamenti ed addestramento dallArabia Saudita, dallIran dalla Siria.
My Name is Bruce
Attention all you classic horror buffs! Brucie C's got a new one coming out in which he stars and directs. This was written by "Smallville" and "Battlestar Galactica" writer Mark Verheiden so there's a good chance this is going to be a great flick.
West Coast Ink Retail now open. | OSOKILL Blog
West Coast Ink in the O.C. have now finished their retails section in the shop and here are some images of the OSOK Clothing they are currently stocking and the Shop Staff. We would like to personally thank the West Coast Ink family for the support and in tern we fully support their growing business. West Coast Ink 3213 N Glassell Orange CA 92865
15 ottobre rosso a Roma – Il giorno della speculazione schizofrenica
Abbiamo voluto tanto gli italiani in piazza; dall’estero sono mesi che ci gridano “dai forza italiani scendete in piazza, muovetevi anche voi!”. Bene gli italiani sono scesi nelle piazze con la loro tripla personalità appresso. Ma sia ben chiaro che la schizofrenia di cui parliamo non è di esclusiva italiana, ma tutta occidentale, è come dire globalizzata e rappresenta il minimo comun denominatore delle civiltà occidentali, nonchè il primo sintomo di quella che è indiscutibilmente frutto di una manipolazione di massa, di un unico upgrade. C’è ancora una parte libera dentro di noi, ma abbiamo il terrore di tirarla fuori e su questo terrore giocano i poteri forti. Ti hanno rovinato la vita? Vivi in una macchina? Tuo figlio si è suicidato? Qualcuno è morto o invalido a causa delle vaccinazioni? Sei vittima della camorra collusa con lo Stato? La giustizia è dalla parte delle mafie ma nessuno ne parla e ti fanno passare per psicolabile? Hai subito un TSO per aver espresso le tue idee? Hai scoperto che tua figlia si prostituisce all’università? Tuo marito imprenditore si è tolto la vita a causa delle persecuzioni di Stato da parte di Equitalia? Ti hanno pignorato la casa a seguito di mutui a tassi di usura? Ti pisciano in testa e ti dicono che piove? Ora che fai, ti incazzi e bruci un cassonetto? ERESIA!!! Non stiamo parlando delle auto date a fuoco, nè della violenza su persone, nè di altro fumo negli occhi, ma della rabbia di moltissimi manifestanti subito etichettati e buttati nell’apposito buco nero creato dal sistema. Quel buco nero chiamato “black block” formato da una parte di forze dell’ordine, dalla digos e da esperti nel settore, un buco nero che è li apposta, un cestino sul desktop nel quale buttare i manifestanti incazzati in modo che la loro rabbia venga etichettata BLACK BLOCK. E’ interessante e a tratti divertente leggere tutte le teorie complottistiche, strategiche, psicosociologiche che oggi si leggono in rete e su m
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