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David Fumo

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THE CATHOLIC WORLD REPORT. March 2006. I Passlon fumo ]ailn. David Scottns new book is both a celebration of the Catholic faith and the exposition of ...
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Quando la madre una fanatica SS
Inviato da Renzo tramite Google Reader: Quando la madre una fanatica SS tramite Elisabetta Anna Maria Scotto giornalista e blogger il 14/09/10 il coraggio della testimonianza(diValeria Consoli) Vive un'infanzia segnata dalla guerra e aggravata dalle intemperanze ideologiche di una madre che non esita ad abbandonare il marito e i figli per darsi anima e corpo alla militanza all'interno delle SS e, nonostante il tragico fallimento del nazismo, fino alla fine, continua a credere ai deliranti ideali della della superiorit della razza. Helga Schneider (ritratta nella foto bambina, insieme al fratellino Peter) oggi abita in Italia, dove ha scritto i libri che l'hanno resa celebre: tra gli altri,Il rogo di BerlinoeLasciami andare, madre.Da quest'ultimo stato tratto il lavoro teatrale dal titolo omonimo, realizzato da Lina Wertmueller.Motivo dominante della sua scrittura l'avvento del nazismo in Germania, vissuto non tanto nelle sue dinamiche storico politiche, quanto nelle implicazioni che ci avrebbe costituito sul piano umano, vale a dire non soltanto nello scontro fra la popolazione tedesca comunemente definita ariana e quella di razza ebraica, ma anche e soprattutto all'interno degli svariati gruppi sociali quando non all'interno di interi nuclei familiari.Questo contributo fa parte di un'articolata analisi che, insieme aFausta Cialente,Hella Haasse,Gertrud Kolmar,Karin BoyeeAlki Zei, Valeria Consoli allarga ad abbracciare alcune figure femminili significative della letteratura europea del Novecento.Credo che il racconto, la parola, la testimonianza possano favorire un maggiore approfondimento delle realt, possano eliminare i luoghi comuni stabiliti dalla ricerca storica della quale a volte mancano le autentiche fonti, possono umanizzare la storia, quella con la S maiuscola.(1) elga Schneider nasce nel 1937 in Slesia, nell'attuale Polonia, ma ha vissuto a Berlino nell'epoca della disfatta hitleriana. Trasferitasi in Austria con la famiglia gi nell'immediato dopoguerra, a partire dal 1963 risiede in Italia e precisamente a Bologna.Vive da piccola l'esperienza, per lei sconvolgente, di essere condotta insieme ad altri bambini, fra i quali anche il fratellino Peter, nel bunker di Adolf Hitler di cui fa la conoscenza. (2)Ha legato la sua fama in modo particolare a due libri,Il rogo di Berlino(1998) eLasciami andare, madre(2001), entrambi pubblicati da Adelphi. Hitler patrono delle arti. Questa foto di Heinrich Hoffmann ha fatto la sua apparizione sul frontespizio di diversi cataloghi e annuari d'arte nella Haus der Deutschen Kunst.Accostandoci alla vita e all'opera di Helga Schneider, non si possono certo ignorare tutti quei fermenti culturali, che all'indomani del crollo della Germania nazista e della conseguente divisione del Paese in due parti (3) - la Repubblica Federale ad ovest e quella Democratica ad est - convergono nella formazione intellettuale di scrittori come Gunther Grass ed Heinrich Bll, ma soprattutto, per restare in tema discrittura al femminile,hanno caratterizzato le tematiche e gli atteggiamenti di Christa Wolf, (4) Ingeborg Bachmann(5), Anna Seghers (6), per tacere dellosperimentalismo, sia sul piano linguistico che espressivo di Elfriede Jelinek (7), sotteso a indubbie ascendenze freudiane e che denotano in questocotdi autrici l'appartenenza ad un pi ampio contesto esistenziale e culturale e che trascende la valenza meramente geografica del terminetedesco(8): senonch, in Helga Schneider, a colpirci proprio - paradossalmente - l'assenza, o quasi, di questaWeltanschaungpropria delle sue connazionali, gi ad una prima lettura dei suoi romanzi (!) Non gi dunque la decostruzione di un femminismo arcaico alla maniera della Wolf (9) e nemmeno quello evidenziato dalla Bachmann e dalla Jelinek ed espresso il pi delle volte, come si gi accennato, (10) in un'ottica punitiva e masochistica: in lei ci, che pi conta, al di l del rapporto con la pagina stessa, (per l'appunto) il valore, che la testimonianza racchiude in s e per s, senza quegli infingimenti e quegli artifici, che potrebbero in tal modo inficiarla , sminuendola cos etout court della sua validit e quindi della suafedeltmedesima.Leggendo un suo libro, ci si sente pertanto indotti ad essere trascinati, o quasi, dentro unfilm, in cui siano solo le immagini a parlare e a dialogare con il pubblico, in questo caso con illettore(11).Leit motivdell'intera sua opera narrativa l'avvento del nazismo in Germania, vissuto non tanto nelle sue dinamiche storico politiche, quanto nelle implicazioni che ci avrebbe costituito sul piano umano, vale a dire non soltanto nello scontro fra la popolazione tedesca comunemente definita ariana e quella di razza ebraica, ma anche e soprattutto all'interno degli svariati gruppi sociali quando non all'interno di interi nuclei familiari.Cos inStelle di cannella(12) , un lungo racconto ambientato in una cittadina nei pressi di Berlino all'incombere della presa del potere da parte di Adolf Hitler, tutti sembrerebbe quasi dire l'autrice vanno d'accordo con tutti non soltanto gli umani ma perfino gli animali David, il figlio del giornalista ebreo Jakob Korsakov e Fritz, figlio del poliziotto Rauch, oltre ad essere compagni di scuola sono amici per la pelle, la sorellastra di David la fidanzata del figlio del noto architetto Winterloh, e il gatto di Fritz ha un debole per Muschi, la bella gattina di DavidIn modo dapprima subdolo, poi sempre pi immediato e virulento, senza infingimenti, il potere nazista finisce per sconvolgere il tranquillo andamento della vita, pubblica e privata, del benestante quartiere di Wilmersdorf, mentre il Natale si fa annunciare da copiose nevicate e dalla dedizione riservata dalle massaie alla preparazione di dolci tipici, come le succitate stelle di cannella, che danno il titolo alla narrazione (13).Si battono i bianchi,si aggiungonolo zucchero a velo,quello vanigliato, lemandorle e la cannella.Sulla tavola cosparsadi zucchero si stendela pasta, vi si taglianodelle stelle, si passanosu carta pergamenaunta, si cospargonodi glassa bianca, si cuociono30 40 minuti in fornomolto caldoA differenza dello storico Ernst Nolte (14), autore di famosi testi sulle guerre mondiali, civili ed ideologiche del XX secolo, che nel suoI presupposti storici del Nazionalsocialismo(15), capovolgendo le analisi dei suoi predecessori, dirige il suo sguardo alle radici di, quelle tematiche, politiche o ideologiche, che ritiene alimento e retroterra delle circostanze, per cui il nazismo sale al potere, la Schneider non si pone questi interrogativi: non se li pu porre, infatti, in quanto allo scoppio della Guerra Mondiale una bimba in tenera et, ha soltanto cinque anni (!) ed un fratellino Peter ancora pi piccolo.Un dramma privato, pertanto, l'ascesa del nazionalsocialismo in Germania ha portato nella vita della piccola Helga: la madre, mossa da fanatismo politico e da ammirazione per ilFuehrer, non esita ad abbandonare il marito e i figli per darsi anima e corpo alla militanza all'interno delle SS, contravvenendo (paradossalmente!) in questo modo all'assunto nazista delle treKKirche, Kche, Kinder(16) che aveva la pretesa di circoscrivere e relegare il ruolo della donna nell'ambito prettamente familiare e domestico, ribadendone per di pi l'obbligo di assoluta fedelt al coniuge. Una scena del filmRosenstrasse, della regista tedesca Margaret Von Trotta, 2005Un tema, questo, che ben altri sviluppi avrebbe avuto pi tardi anche nel cinema ed in quello tedesco del dopoguerra in modo particolare: basti ricordare a questo proposito l'ormai datatoIl matrimonio di Maria Braundi R. W. Fassbinder (17) ma soprattutto il bellissimo e pi recenteRosenstrasse(18) di Margaret Von Trotta, regista notoriamente impegnata da anni sia sul fronte del dibattito ideologico politico in Germania ed in Italia Anni di piombo, Il lungo silenzio sia in un ambito pi intimista ma non per questo dimentico delle problematiche del femminile Paura e amore, L'Africana una vicenda ispirata ad un episodio realmente accaduto a Berlino, dove un folto gruppo di donne ariane, ma sposate a degli ebrei, conduce una protesta ad oltranza perch i nazisti liberino i loro mariti, altrimenti destinati alla deportazione neiLager.La loro costanza verr premiata proprio perch si fa in questo modo simbolo di quella fedelt indiscussa nei riguardi del proprio coniuge, tanto millantata dal credo nazionalsocialista, anche al di l come le donne della Rosenstrasse testimoniano del fatto di amare un non ariano (!)A colmare il vuoto lasciato dalla partenza della madre provvede, almeno per qualche tempo, la nonna paterna della piccola, giunta apposta a Berlino dalla Polonia, per la quale Helga prova un sincero affetto, peraltro ricambiato dall'anziana donna. Il padre nel frattempo, ottenuto il divorzio dalla moglie, ha sposato una giovane berlinese, Ursula, che fin dall'inizio mostra di non nutrire alcuna simpata per Helga, che all'epoca ha cinque anni, mentre tutto il suo affetto va al piccolo Peter, che non esita di l a poco a chiamarla con l'affettuoso diminutivo diMutti(19).Il padre Stephan viene per chiamato presto in guerra e per la famigliola comincia cos il periodo pi doloroso e difficile.Cos neIl rogo di Berlinola scrittrice rievoca quei drammatici giorni, da lei vissuti come il periodo pi difficile della sua vita: il rapporto fra lei e Ursula si fa sempre pi insostenibile e la matrigna la fa rinchiudere prima in un istituto di correzione, insieme ai cosiddettiindesideratidal regime non solo gli ebrei, ma anche i disabili ed i malati di mente quindi in un collegio, alle porte di Berlino, la cui direttrice, una donna colta e sensibile, la mette per la prima volta in guardia nei confronti dell'intolleranza contro gli Ebrei: intolleranza, che a suo dire rischia di far precipitare nell'abisso il nazismo.A Eden ho sentito dire cose orrende del Fuhrer; la direttrice non aveva peli sulla lingua.Sosteneva che Hitler stava trascinando la Germania verso la catastrofe, che era un pazzo megalomane e un terribile razzista(20)I suoi discorsi sembrano riecheggiare le parole che neIl vento sulla sabbiadiFausta Cialente la giovane Lisa, sembra pronunciare quasi a mo' di vaticinio a proposito dell'ascesa delFuehrere dei destini della Germania, quasi di rincalzo ai discorsi farneticanti di Lottie, stravagante pittrice di origine tedesca, stanziatasi da tempo sulle rive del Nilo:Capisco! In Germania, da noi, voglio dire, un'altra cosa! Spalanc i grandi occhi cerulei e inizi lentamente uno dei suoi lunghi discorsi nebbiosi, pieni di reticenze, di andate e ritorni, ma dal quale potevo districare via via che secondo lei quell'uomo (non lo nomin mai) portava un messaggio al popolo tedesco, lei lo sapeva e lo sentiva, oh s! Nel suo cuore e nel suo cervello; e anche il popolo lo sentiva.Una bella scalogna gli porter pensai indignata, ma tacevo senza batter ciglio: Volevo vedere fin dove si sarebbe spinta.(21) La maschera delFrerAdolf Hitler, nell'interpretazione donataci da uno splendido Buno Ganz nel filmLa caduta,di Oliver Hirschbiegel, 2005, tratto dal romanzo di Trevor RoperGli ultimi giorni di Hitler,1947La piccola Helga avrebbe visto quell'uomo e sarebbe stata obbligata a trattarlo con deferenza: grazie a Hilde, la sorella nubile della matrigna, che lavora presso il Ministero della Guerra, lei e Peter hanno il permesso di abbandonare per qualche tempo l'umidit della cantina, cui la guerra li ha costretti, per trascorrere un periodo nel Bunker dove ilFuehrere i suoi si sono asserragliati:Ma ecco, sentiamo dei rumori e da una porta sulla sinistra entra un gruppo di giovani SS che si dispone lungo la parete di fronte a noi. Li segue una donna in uniforme che regge un cesto.Nella sala c' un silenzio assoluto, mentre il mio stomaco si contrae in uno spasmo nervoso. E finalmente arriva lui, Adolf Hitler, il Fuehrer del Terzo Reich!Avverto un certo ondeggiamento tra le file mentre il Fuehrer avanza lentamente. Tutti scattiamo sull'attenti, alziamo la mano e gridiamo Heil HitlerAbbiamo urlato troppo forte e il viso del Fuehrer tradisce un guizzo di fastidio.Mentre Hitler avanza verso di noi, io lo fisso senza fiatare. Quante cose ho sentito dire su di lui, dalle pi entusiastiche alle pi spregevoli.(22)Ma qual era il volto di Berlino, al di fuori dal Bunker?Ricomincio a sbirciare fuori dal finestrino. Dopo la vista dei cadaveri non vorrei pi guardare, ma quel funesto spettacolo mi attira come una calamita. [...] Ovunque giri lo sguardo, mi imbatto in tetri ruderi e cumuli di macerie senza fine. Poco dopo percorriamo un'intera strada in fiamme, mentre il cielo si tinto di viola.[...] Il bus si sposta bruscamente sulla sinistra e striscia lungo le traversine del tram per evitare che ci cadano addosso le facciate roventi delle case. La vettura si riempie di fumo e di un odore di incendio, che secca la gola; fuori pioviggina cenere. [...] Dappertutto si vedono rottami, tram rovesciati e crivellati come colabrodo; un magro cavallo tira un carretto carico di cadaveri.(23)A quest'ultima immagine, che ci riporta quasi ad un'atmosfera manzoniano, allorch neI promessi sposil'autore descrive la Milano del '600 falcidiata dalla peste, fa da contrappunto nella mente della piccola protagonista il ricordo di quella, che fino a qualche tempo prima era stata la vivace capitale della Germania:In che mondo vivo? E che fine ha fatto quella citt di cui Opa (24) ogni tanto si compiace di decantare le passate meraviglie? Era una citt splendida, viva, con milioni di abitanti che lavoravano, producevano e si organizzavano la vita con quella perfezione di cui sono capaci i tedeschi. Una citt ricca con strade sempre illuminate a giorno, vetrine fastose e gente elegante che passeggiava per il Kurfuersterdamm o Unter den Linden. Gente che affollava i ristoranti, i caff, i cinematografi, i teatri e le sale da concerto. [...] Gente che amava, che si sposava, aveva dei figli e li cresceva con sani principi. Una citt moderna, dotata di un'efficiente sotterranea e di un'altrettanto funzionale sopraelevata. Che cosa successo per trasformare tutto in un immenso cimitero a cielo aperto?(25) Carte d'identit di Julius Israel. Visibile sulla sinistra del documento un grande "J", per Juden. Gli uomini dovevano assumere come secondo nome "Israel" e le donne "Sarah". Risulta cos che questo documento sia intestato a Julius Israel Israel.In merito alle testimonianze degli orrori nazisti, si fatto in genere riferimento ad Anna Frank e ad Etty Hillesum, per restare in ambito internazionale, in Italia aPrimo Levicon il suoSe questo un uomoe pi recentemente a Daniela Padoan, autrice diCome una rana d'inverno(26) , che racchiude la testimonianza, tutta al femminile, di tre sopravvissute (27) ai campi di sterminio di Auschwitz -Birkenau; ancora in Germania, il ritrovamento delle lettere di Lilli Jahn da parte del nipote di lei, il giornalista Martin Doerry (28), fa si che quest'ultimo rievochi la vicenda di una donna ebrea, sposata a un medico ariano, che dallagerin cui stata deportata non smetter di scrivere ai suoi cinque figli fino al momento della morte: ci troviamo per di fronte ad un dato, che pur nella sua indubbia inconfutabilit, ha creato pur sempre un grosso interrogativo: qual stato l'atteggiamento dei tedeschi non ebrei verso le vittime dell'Olocausto? Consenziente o tuttalpi di mera acquiescenza, quando non caratterizzato da una vera e propria omert?Certo non sono mancati i casi di vera e propria Resistenza antinazista,come testimonia il sacrificio di Hans e Sophia Scholl e degli altri componenti il Circolo della Rosa Bianca: ma la gente comune, come reagiva alle provocazioni del regime?Sempre neIl rogo di BerlinoHelga Schneider scrive a questo proposito:La nostra infanzia stata infestata da una feroce propaganda antiebraica e quotidianamente abbiamo assistito al manifestarsi dell'antisemitismo. Fin da piccoli abbiamo visto le saracinesche imbrattate con la parola Jude. La gente la pronuncia con prudenza, con diffidenza, con imbarazzo o con timore, come se si riferisse ad una malattia contagiosa; talvolta con un cieco disprezzo, frutto naturale di una propaganda secondo la quale l'avvelenatore di tutti i popoli il giudaismo internazionale .Tutti sappiamo che gli ebrei devono portare la stella giudaica appuntata sul petto, che Hitler ha fatto bruciare le sinagoghe, che agli ebrei stato vietato di farsi crescere la barba.Tutti sanno che la Gestapo cerca ovunque gli Ebrei per arrestarli e deportarli nei campi di concentramento e tutti sono stati ampiamente avvertiti che nascondere ebrei comporta la fucilazione, mentre denunciarli assicura dei vantaggi. La gente rinnega i parenti ebrei e tronca amicizie un tempo saldissime con persone anche solo lontanamente sospettate di essere di origine ebraica. Si sente parlare perfino di figli che rinnegano i genitori o, peggio, che li denunciano alle autorit e, al contrario, di gente che ha rischiato la vita per proteggere o nascondere gli ebrei. Perch mio fratello non apre gli occhi?(29)Sentivo dire cose spaventose e mi domandavo cosa avessero fatto mai gli ebrei alla Germania perch due madri potessero parlarne con un tale disprezzo. Fu l che udii per la prima volta parlare di sterminio degli ebrei, mentre l'espressione campo di concentramento di Auschwitz usciva dalla bocca delle due donne come una condanna a morte.(30)Quando, ormai adulta siamo nel 1971 e a sua volta madre di un bimbo, Helga (che ormai risiede in Italia) torna a Vienna col figlio, Renzo Samaritani, ansioso di conoscere la nonna austriaca, che non ha mai visto e, dopo pochi abbracci di circostanza, l'anziana donna apre un armadio, da cui estrae l'uniforme da SS ancora intatta, sospirando nostalgica che soltanto con indosso quella, si era sentita veramente qualcuno e mostrando orgogliosa alla figlia una manciata dell'oro sottratto agli ebrei, inorridita quest'ultima scappa via, giurandole di non voler rivederla mai pi (!) Manterr in effetti la sua promessa, fino a quando nell'ottobre del 1998 la lettera di una certa Frau Freihorst, che le del tutto sconosciuta, le comunica che sua madre vive ancora.Cosa vuole dirle Frau Freihorst e che cosa spinge Helga, ormai sessantenne, a ritornare a Vienna per rivedere la vecchia madre, che adesso vive in una casa di riposo? questa la materia del libroLasciami andare, madre(31), da cui stato tratto il lavoro teatrale dal titolo omonimo (32) , ilMusik Dramarealizzato da Lina Wertmueller, con la collaborazione dell'autrice e interpretato da Milena Vukotic e Roberto Herlitzka con le musiche di Italo Greco e Lucio Gregoretti, in cui Helga racconta la storia di questo rapporto - non rapporto, di cui vorrebbe tentare tuttavia, e prima che sia davvero troppo tardi (!), di riannodare i fili... ma davvero ci riuscir? Star al lettore, sembra dirci quasi la scrittrice, trarne le conclusioni.Vienna, martedi 6 ottobre1998, in albergoDopo ventisette anni oggi ti rivedo, madre, e mi domando se nel frattempo tu abbia capito quanto male hai fatto ai tuoi figli. Stanotte non ho chiuso occhio. Ora quasi giorno; ho aperto la serranda. Un fumoso velo di luce si va schiarendo sopra i tetti di Vienna.(33)Con questoincipitda sceneggiatura cinematografica, che costituisce la peculiarit dell'intera narrazione, l'autrice d corso alla suarchercheprivata:Oggi ti rivedo madre, ma con quali sentimenti? Che cosa pu provare una figlia per una madre che ha rifiutato di fare la madre per entrare a far parte della scellerata organizzazione di Heinrich Himmler?Rispetto? Solo per la tua veneranda et ma per nient'altro. E poi?Difficile dire: nulla. Dopotutto sei mia madre. Ma impossibile dire: amore. Non posso amarti, madre.(34)Che cosa ci diremo? Che cosa mi dirai? Coglier in te una traccia di rammarico per quello che non c' stato fra noi? Avrai per me quella carezza materna che desidero da oltre mezzo secolo? O mi strazierai ancora con la tua indifferenza?(35)All'opera letteraria di Helga Schneider, ci si accosta in realt come ad una sorta diwork in progress,dato che i suoi scritti sono in genere pieni di richiami ai libri precedenti. Altre volte anticipano tematiche e motivi, che verranno pi compiutamente sviluppati nei romanzi successivi: il caso deL'usignolo dei Linke(36), una drammatica vicenda umana, stavolta non sua, ma vissuta e narrata ancora una volta conpathose profonda partecipazione.La Bandiera Rossa sventola sul tetto del Reichstag di una Berlino in fiamme, il 2 maggio 1945.(Foto di Yevgeny Khaldei)Gi neIl Rogo di Berlino(37) il ricordo delle violenze subite da molte donne, anche adolescenti, da parte dei Russi visto come un triste tributo, quasi un obolo, che la popolazione civile deve pagare in cambio della tanto agognata fine della guerra:I sovietici hanno raggiunto il cuore di Berlino annunci Opa(38).Lo aveva appena sentito alla BBC. Siamo agli sgoccioli aggiunse. Pensammo subito ai russi. Cosa sarebbe successo quando fossero scesi nella nostra cantina? Si parlava molto di stupri, ma in realt io non sapevo che cosa fossero.Frau Bittner temeva per Gudrun, ma anche la madre di Erika (39) temeva per la figlia, nonostante ormai fosse un'ombra di ragazza. In fondo nemmeno la matrigna, Frau Koelher e la stessa madre di Erika erano vecchie! Probabilmente si sarebbe salvata solo Frau Mannheim, che aveva pi di sessant'anni. (40)Aspettavamo i russi con una tensione crescente. Man mano che passavano i giorni l'attesa si tramut in ansia incontenibile e quasi non si pensava ad altro. I grandi cercavano di controllarsi, di mimetizzare il problema davanti ai pi giovani, ma la paura gravava sulla cantina come una coltre densa e soffocante, togliendoci il sonno.(41)NeL'usignolo dei LinkeHelga Schneider va oltre, denunciando con fermezza e coraggio una pagina della storia europea, oggi pressocch rimossa la cacciata di quei Tedeschi, che abitavano le terre della Germania Orientale, in seguito all'invasione sovietica facendosi portavoce di un dolore, se non propriamente suo, da lei per ampiamente condiviso: quello di Kurt, un piccolo profugo prussiano, che con la madre stato per qualche tempo ospite della casa sulle rive dell'Attersee, (42) che i suoi nonni paterni abitavano in Austria, dove lei e Peter, insieme al padre ed alla matrigna, erano andati a vivere dopo la fuga da Berlino, ridotta ormai ad un cumulo di macerie.Siamo nel 1949; dopo un soggorno in un campo profughi nei pressi di Lubecca e una sosta di qualche tempo a Salisburgo, la famiglia paterna di Helga finalmente ha potuto ricomporsi. Per Helga, che ormai ha undici anni, ha cos finalmente inizio un periodo di serenit.Appena misi piede in quella casa mi sentii felice per la prima volta dopo tanto tempo.Avevo undici anni; i nazisti mi avevano rubato l'infanzia; avevo conosciuto le bombe, la fame, la paura; la seconda moglie di mio padre non mi amava e non faceva niente per nasconderlo; eppure adesso che avevo ritrovato il caldo abbraccio dei nonni, mi sentivo felice.(43)A quell'epoca pensavo che la mia vita fosse perfetta e volevo che durasse per sempre. Vivevo in un luogo incantevole accanto ai nonni, a mio fratello e a mio padre. Un padre che adoravo, sebbene mi facesse sentire un ostacolo fra lui e sua moglie. (...)Una sera il nonno ci annunci che il giorno seguente sarebbe arrivata una sua pronipote: veniva ad accompagnare il figlio, che avrebbe trascorso con noi le vacanze estive. E mentre ce ne parlava la sua faccia era insolitamente grave. (...)Avremmo dovuto avere molta pazienza con Kurt, aggiunse il nonno, perch il ragazzino, di un anno pi grande di me, aveva dei gravi problemi. Era traumatizzato, ci disse il nonno. Io e mio fratello non capivamo molto bene cosa significasse essere traumatizzato, ma promettemmo comunque di essere buoni e pazienti con l'ospite.(44)Nel volto, negli atteggiamenti e nelle parole di Kurt rivive la tragedia di tutte quelle centinaia di migliaia di profughi, quasi un esodo di portata biblica, che nell'inverno del '44/' 45, per sfuggire all'incalzare dell'Armata Rossa, avevano dovuto abbandonare le terre della Germania Orientale, arrivando fino alle sponde del Mar Baltico, per poi potersi imbarcare alla volta di Amburgo e di altre localit della Germania dell'Ovest.Nella loro avanzata verso occidente, i soldati sovietici avevano attraversato citt e villaggi distrutti, avevano visto le forche innalzate dai tedeschi e le fosse comuni di russi uccisi dai tedeschi. Avevano incontrato, in Polonia, i primi campi di sterminio. Avevano visto centinaia di migliaia di compagni cadere in battaglia, spesso cos giovani da poter essere considerati ancora dei ragazzi. (...) Per anni era stato inculcato in loro l'odio per tutto quanto fosse tedesco. Ai loro occhi i tedeschi non erano creature umane, ma solo bestie meritevoli di essere abbattute. I fascisti - scriveva Il'ja Ehrenburg - hanno portato con s ferocia, atrocit, il culto della violenza e della morte. (...) Il dodicenne Alfred Czech mentre riceve la Crroce di Ferro da Adolf Hitler, nei giorni che hanno preceduto la disfatta del Terzo ReichtHelga Schneider cos riporta, tratteggiandole con imparzialit estrema, entrambe le testimonianze avversarie riguardo a uno dei momenti pi drammatici dell'intera storia del Paese...Quando pochi giorni dopo l'offensiva della II Armata a cavallo sovietica la localit di Nemmersdorf fu riconquistata da unit della IV Armata tedesca - ha scritto Gnter Grass - si pot aver sentore, vedere contare, fotografare e filmare per i cinegiornali di tutte le sale del Reich quante donne erano state violentate dai soldati russi, quindi ammazzate e inchiodate alle porte dei fienili. I carri armati T4 avevano raggiunto e maciullato i fuggiaschi. Bambini fucilati giacevano nei giardini delle case e nei fossati delle strade. Erano stati fatti fuori persino dei prigionieri di guerra francesi... E Nemmersdorf era stato solo l'inizio.(45)In virt dell'affetto e della compagnia di Helga, il piccolo Kurt, che nella drammatica fuga ha perduto il nonno e Nikolas, il fratellino di pochi mesi, riacquista la fiducia nella vita, nonch una nuova patria... Sua madre Ludwika, che dopo la guerra ha trovato un posto in un ristorante di Amburgo, lo porta con s, fino a quando sono trascorsi ormai pi di cinquant'anni Helga non lo ritrova per caso nella citt anseatica, dove assieme rievocano i tempi passati e, soprattutto, quella memorabile estate del '49 sulle rive dell'Attersee:Fu la nostra estate, la pi bella, una volta che gli ebbe estorto quasi a forza la sua storia - la storia di eventi molto pi grandi di lui, che quel bambino di allora nove anni si era visto costretto ad affrontare(46).(...)...nel primo pomeriggio arrivano il figlio Nikolas, la nuora e i loro due splendidi ragazzi di otto e dodici anni. Una bella famigliola dall'aria affiatata. (...)Pi tardi Nikolas, che somiglia a Kurt in modo impressionante, mi comunica in un tono speciale, che mi fa tendere le orecchie:Lo sa che nel giardino dei miei genitori ritorna ogni primavera un usignolo?(...) Kurt mi indirizza uno sguardo disarmato e in quel momento ho come un flash. Lo rivedo, nel 1949, mentre mi raccontava della fuga e il suo volto assumeva l'espressione di un adulto. Adesso, invece, impuntandosi sul suo usignolo, come faceva nonno Linke, i suoi occhi lampeggiano della candida testardaggine di un ragazzo.' (47) Helga Schneider vive oggi in Italia, a BolognaTralasciando Guido Knopp, storico e giornalista di origini slesiane, nato nel 1948 ed autore diTedeschi in fuga(48), vien fatto comunque di ripensare l'intera opera di Helga Schneider soprattutto alla luce dell'importante affermazione cheChi non possiede memoria della storia del passato, inevitabilmente destinato a ripeterla.BIBLIOGRAFIAPorta di Brandeburgo,Milano, Rizzoli, 1997.Il piccolo Adolf non aveva le ciglia,Milano, Rizzoli, 1998Stelle di cannella,Milano, Salani, 2002Il rogo di Berlino,Milano, Adelphi, 1998Lasciami andare, madre,Milano, Adelphi, 2001.L'usignolo dei Linke,Milano, Adelphi, 204.NOTE(1) -Franco Roman, INTERVISTA A HELGA SCHNEIDER,Il coraggio della testimonianza, IL CAVALLO DI CAVALCANTI, p.4, Luglio 2004.(2) -Michela Vittorio, INCONTRI,La bambina che incontr il lupo cattivo,p.48, CLUB, Novembre 2004.(3) - Per un ulteriore approfondimento sulla situazione politico-sociale della Germania, dal sorgere della Repubblica di Weimar alla riunificazione, cfr.Gustavo Corni,La storia della Germania,Est, Milano, 1999.(4) -Silvana Greco,Christa Wolf, o la decostruzione del femminile arcaico,inTeste parlanti - Figure di donne dalla teoria alla letteratura - a.a. 2004/2005,Master in pari opportunit e studi di genere - Facolt di Scienze Politiche - Universit degli Studi di Milano.(5) -Marie Luise Wandruszka,Orgoglio e misura, quattro scrittrici tedesche,Rosenberg e Sellier Soggetto donna, Torino, 1993, pp. 105, 143.(6) - Pseud. diNetty Reiling, nata a Mainz (Magonza) nel 1900 da famiglia ebrea. Visse a lungo in esilio in Francia e in Messico. Nota in tutto il mondo per aver scritto il romanzoLa settima croce,da cui fu tratto anche lomonimo film diFred Zinnemannavente come protagonistaSpencer Tracy(1944) . Rientrata in Germania nel 1947, presiedette per 28 anni l'Unione degli Scrittori della RDT, cui ha fatto parte ancheChrista Wolf, di lei molto amica.(7) - Premio Nobel per la Letteratura nel 2004. Viennese, nota per il suo romanzoLa pianista,in cui si narra la vicenda di una donna nevrotica e masochista, da cui stato tratto alcuni anni fa il film omonimo avente come protagonista un'insuperabileIsabelle Huppert.(8) -Ingeborg BachmannedElfriede Jelinek, che della Bachmann ha subito l'influsso innegabile, specie per ci che concerne la problematica uomo-donna, che entrambe interpreterebbero in un chiave sado-maso, sono nate entrambe in Austria.(9) - v. nota n. 4.(10) - v. nota n.8.(11) - Questo, anche per la specifica ammissione della scrittice nel corso dell'intervista rilasciata aFranco Romannella rivista Il cavallo di Cavalcanti (v. nota n. 1)(12) -Helga Schneider,Stelle di cannella,Salani, Milano, 2002.(13) - Da un vecchio ricettario tedesco.(14) - Nato nel 1923, allievo diMartin Heideggere diEugen Fink, uno dei maggiori storici viventi.(15) -Ernst Nolte,I presupposti storici del Nazionalsocialismo e la presa dei poteri del gennaio 1933, Marinotti (Collana La Metamorfosi del tempo nuovo, n. 1), 1998.(16) - ted. Chiesa, Cucina, Figli.(17) -Die Ehe der Maria Braun,r.f.t., 1978, col.120' conHanna Schygulla, Klaus Loewitch, Ivan Desny. Il giorno dopo il matrimonio, Hermann Braun parte per il fronte lasciando sola la moglie Maria. Per sopravvivere quest'ultima di Permalink | Leave a comment
MICHAEL DOUGLAS: "CANCRO, ALL'80% RIUSCIR A VINCERE"
Michael Douglas ha dichiarato di avere l'80% di possibilit di riprendersi dal suo cancro alla gola. L'attore americano, 65 anni, ha spiegato ieri sera al talkshow tv condotto da David Letterman che una biopsia a cui si sottoposto ha evidenziato che il tumore in fase avanzata (fase 4) e che va attaccato. Le percentuali sono molto buone. Non vorrei dirlo, ma sembra che con le giuste cure all'80% possa farcela, ha detto Douglas, spiegando che a causare il suo cancro sono stati il fumo e l'alcol.
Antonio M. Fumo
Anthony Fumo of Acushnet, and David Fumo of New Bedford, 6 grandchildren; Ariel, Amy, Anthony Jr, Cecilia, David and Daveena Fumo, 4 brothers and 5 sisters, 2 great-grandchildren and many nieces and newphews. He was the brother of the late Manuel F.
How Ed Rendell Could Ruin Philadelphia’s Newspapers
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